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Caso Fava: le reazioni, le scuse e l’avvertimento della presidente Giudice

12 Lug 2026 - politica, ultime notizie

Il caso politico legato alla sfuriata nei corridoi del Palazzo di Città del vicesindaco Giuseppe Fava non si sgonfia. Anzi, si allarga fino a investire i vertici regionali e nazionali dei partiti. Le consigliere offese chiedono formalmente le dimissioni del numero due della giunta e annunciano che scriveranno a Elly Schlein, mentre l’assessore blinda la sua posizione considerandola una vicenda legata allo stress. Nel frattempo, sul caso intervengono con fermezza sia Forza Italia sia la presidente del Consiglio comunale, Paola Giudice.

Cavallo e Di Benedetto: “Violenza ferocemente inaudita, ora intervenga Schlein”

Le dirette interessate, Sara Cavallo (Fratelli d’Italia) e Antonella Di Benedetto (Lega), respingono al mittente le scuse del Partito Democratico ed escono allo scoperto con una durissima nota congiunta, annunciando battaglia formale in Aula:”Annunciamo il deposito di una mozione di censura nei suoi confronti e chiediamo al sindaco Terenziano Di Stefano di revocargli le deleghe. Le scuse pubblicate dal Partito Democratico aprono la questione. A chiuderla, ormai, possono essere soltanto gli atti. Nella stanza dei gruppi consiliari il vicesindaco si è rivolto a noi con una violenza verbale ferocemente inaudita e indegna del ruolo di un uomo delle istituzioni. E il sindaco tace”. Le consigliere contestano anche la tempistica delle scuse dem, arrivate in concomitanza con un importante appuntamento politico del centrosinistra:”Sono scuse arrivate con il calendario in mano, per far trovare la casa pulita agli ospiti in vista della riunione regionale del campo largo. Al PD, che si presenta come il partito delle donne, chiediamo: il rispetto vale soltanto quando la donna ha la tessera giusta? Scriveremo entrambe al segretario nazionale Elly Schlein, perché legga riga per riga com’è fatto il rispetto per le donne dentro il suo partito, qui a Gela.

La replica di Fava: “Ho sbagliato, ma ero stressato. Il caso per me è chiuso”

Dal canto suo, il vicesindaco Giuseppe Fava spegne sul nascere l’ipotesi di un passo indietro spontaneo, derubricando lo scontro a una reazione d’impeto causata dai troppi impegni:”Ho sbagliato e ho chiesto scusa alle due consigliere, ma non credo che un comportamento scaturito da stress per i troppi impegni amministrativi possa diventare un caso politico. Come amministratore ho fatto tutto quello che dovevo fare per combattere topi e blatte, il servizio è stato eseguito. Ho sbagliato ad alzare la voce, ma mi sono scusato anche con lettere riservate inviate alle consigliere e mi è sembrato che le abbiano accettate. Per me il caso è chiuso”.

Forza Italia si unisce al coro: “Chi governa mantenga l’equilibrio”

A dar manforte alle consigliere di opposizione arriva anche il coordinamento cittadino di Forza Italia, che stigmatizza il comportamento di Fava esprimendo profonda solidarietà alle colleghe:”Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di rappresentare le istituzioni con equilibrio, rispetto e senso di responsabilità. Invitiamo il Sindaco ad intervenire affinché episodi di questo genere non abbiano più a ripetersi, soprattutto in una fase complessa che richiede collaborazione e dialogo”.

L’altolà della presidente Giudice: “Difendere la dignità dell’Aula significa difendere la democrazia”

A blindare l’onore e la centralità dell’assise civica interviene infine la Presidente del Consiglio comunale, Paola Giudice. Pur non citando direttamente i protagonisti, l’avvertimento lanciato a tutta la politica gelese è netto e inequivocabile:”Ciascun consigliere rappresenta una parte della città e contribuisce al confronto democratico: come Presidente ho il dovere di tutelarlo nella sua interezza. Il dissenso e la critica, anche accesi, costituiscono elementi essenziali della vita democratica, ma devono sempre svilupparsi nel rispetto delle regole, delle persone e delle prerogative. Ogni comportamento o linguaggio che finisca per svilire il ruolo del Consiglio o delegittimare chi ne fa parte rischia di indebolire l’Istituzione e troverà in me una ferma condanna”.