Il “caso ospedale” svela le crepe del campo largo
29 Lug 2026 - politica
Non è un semplice scontro municipale sulla sanità locale, ma la spia rossa di un cortocircuito politico che rischia di compromettere la nascita di un’alternativa di governo al centrodestra di Renato Schifani. Le vicende legate al sit – in organizzato dal sindaco Terenziano Di Stefano davanti al “Vittorio Emanuele” di Gela mettono a nudo la profonda diversità di visione strategica che attraversa l’opposizione all’Assemblea Regionale Siciliana. Due linee d’azione destinate a non incontrarsi. Da un lato c’è il blocco strutturato su Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che individua nella piazza, nel presidio istituzionale e nella contrapposizione frontale alle scelte del governo regionale lo strumento per compattare la coalizione progressista.
Un modello che ritrova a Gela il suo laboratorio naturale e che punta a fare della mobilitazione territoriale il perno per l’intesa in vista dell’appuntamento elettorale per Palazzo d’Orleans. Dall’altro si muove la galassia che fa capo a Ismaele La Vardera e al movimento “Controcorrente”, rappresentata sul territorio dal responsabile organizzativo Miguel Donegani. La scelta di interloquire direttamente con l’Assessorato regionale alla Sanità, rivendicando un approccio pragmatico che supera i confini degli schieramenti ufficiali, segna un cambio di passo netto: il rifiuto di farsi imbrigliare in un’alleanza rigida e la volontà di accreditarsi come interlocutore autonomo capace di dialogare con le istituzioni prescindendo dal colore politico.
La frattura consumata sulle vicende sanitarie gelesi ripropone uno scenario già vissuto nelle dinamiche elettorali locali del 2024. La convergenza di parte del mondo progressista verso la sintesi rappresentata dal sindaco Terenziano Di Stefano si era già scontrata con la linea di autonomia portata avanti da Miguel Donegani. Oggi, quell’incompatibilità tattica tra il polo a trazione PD-M5S e le componenti civiche rinasce su scala regionale. Il rischio è che la costituzione del tavolo progressista siciliano nasca già fortemente azzoppata nei numeri e nella rappresentatività:
La presenza di attori politici disposti al dialogo con settori del centrodestra o dell’autonomismo rende complesso definire un programma o un perimetro di coalizione coeso. Poi, c’è l’ombra della corsa in solitaria con l’irrigidimento dei rapporti che potrebbe spingere “Controcorrente” e le forze correlate verso un ruolo di terzo polo, capace di attrarre l’elettorato scontento ma destinato a frammentare il voto dell’opposizione.
Gela si conferma così il sismografo della politica siciliana: la capacità del sindaco e della sua maggioranza di tenere unito il fronte progressista rivelerà molto su quanto lo schema del campo largo sia realmente replicabile o se sia destinato a dissolversi prima che la campagna per le regionali entri nel vivo.
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