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L’Italia piange Lorena Isceri, ieri i funerali a Squinzano. Don Bisconti :“Insegnare ai giovani il rispetto dell’altro, è fondamentale”

10 Set 2026 - cronaca, Uncategorized

L’Italia piange Lorena Isceri, ieri i funerali a Squinzano. Don Bisconti :“Insegnare ai giovani il rispetto dell’altro, è fondamentale”

Foto: La Repubblica

Non riesce a staccarsi dalla bara bianca della figlia, papà Franco. La sua Lorena non c’è più.

Ieri, a Squinzano si sono celebrati i funerali della 45enne uccisa dall’ex compagno, Federico Vella.

Antonia e Franco sono due genitori distrutti: il loro mondo si è fermato giovedì scorso quando il corpo della figlia è stato scaraventato giù dal viadotto dell’A1. L’omicida, aveva prima aggredito Lorena, per poi rinchiuderla nel bagagliaio della sua auto, poi la tragica fine. La lancia nel vuoto, e poco dopo, muore suicida gettandosi a sua volta. “Questo è un gesto d’amore”, dirà agli agenti accorsi sul posto, poco prima di lanciarsi. I soccorsi erano stati allertati dalla stessa Lorena, che dal bagagliaio della vettura in corsa, aveva disperatamente provato a chiamare il 112.

Un femminicidio-suicidio che ha sconvolto l’Italia intera, che ieri ha salutato la salma della giovane vittima.

E mentre al centro del dibattito ci sono definizioni e fattispecie (Femminicidio/Omicidio?), due genitori tentano di aggrapparsi a ciò che è rimasto: un peluche stretto tra le braccia di mamma Antonia, una foto sorridente di una figlia, strappata alla vita nel modo più brutale da parte di chi avrebbe dovuto proteggerla. Le donne vittime di violenza aumentano, di giorno in giorno. Resta un unico comune denominatore: una concezione errata dell’amore, della relazione con l’altro. Lo sottolinea più volte nel corso della sua omelia, don Vanni Bisconti, durante i funerali di Lorena:”C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia, tra l’amore e la pretesa, tra l’amore e il diritto di decidere della vita di un altro. Dobbiamo dirlo con chiarezza, soprattutto ai giovani: se una persona dice no, quel no va rispettato. Se una persona decide di non continuare una relazione non ti sta togliendo qualcosa che ti appartiene. Perché l’altro non ci appartiene”.

“Quello che è accaduto – ribadisce- non possiamo liquidarlo semplicemente come il gesto di un folle. Certamente chi uccide si assume sempre una grande responsabilità. Ma noi tutti, come società, come adulti, come educatori, come genitori, come scuola, come mezzi di comunicazione, di chiesa, dobbiamo avere il coraggio di domandarci quale idea dell’amore stiamo infondendo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze.

Non possiamo far finta – conclude – che intorno ai nostri ragazzi  non stiano circolando dei messaggi che confondano tra loro amore e possesso, gioia e gelosia, passione, controllo, interesse, dipendenza e affetto e diventato un tutt’uno. E quando certi messaggi diventano mentalità possono indurre sofferenze devastanti”.

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