Regionali, la sfida per il 2027 parte da Ragalna: De Luca rompe gli schemi e mette Schifani nel mirino
29 Ago 2026 - politica

L’EtnaForum, nato come spazio di confronto tra politica regionale e nazionale, si è trasformato in un’anticipazione della sfida del 2027: dichiarazioni, messaggi in codice, candidature possibili e alleanze ancora da costruire. Sullo sfondo, una domanda che il centrodestra non può più rinviare: Renato Schifani sarà davvero il candidato della coalizione? A puntare il dito contro il governatore è Cateno De Luca. Il leader di Sud chiama Nord ha scelto il suo consueto linguaggio incendiario, parlando di “metadone politico” somministrato a Schifani proprio durante l’appuntamento di Ragalna. Una battuta destinata a fare rumore, ma che nasconde un attacco molto più pesante: secondo De Luca, il presidente della Regione starebbe beneficiando di una narrazione costruita sui numeri, mentre la Sicilia reale continua ad aspettare risposte. Due mondi opposti di leggere i conti della Sicilia.
Il terreno dello scontro è quello sul quale Schifani ha costruito una parte decisiva della propria azione politica: il risanamento finanziario della Regione. Il governatore ha rivendicato il superamento di una fase segnata da un disavanzo superiore ai quattro miliardi di euro, indicando un avanzo di amministrazione oltre i cinque miliardi e il miglioramento dei giudizi delle agenzie di rating come prove della ritrovata credibilità dei conti siciliani. Ma De Luca rovescia il tavolo. Avere risorse in bilancio, sostiene, non significa automaticamente aver governato bene. Un avanzo non costruisce da solo una strada, non riduce le liste d’attesa, non rilancia le imprese, non trattiene i giovani e non riempie i vuoti lasciati da anni di ritardi amministrativi. Il punto, dunque, non è soltanto quanto denaro risulti disponibile sulla carta ma quanto ne arrivi davvero ai cittadini. È qui che la polemica diventa politica: a cosa serve un bilancio risanato se la Sicilia continua a non percepire il cambiamento nella vita quotidiana? De Luca insiste su questa frattura tra i numeri celebrati dal governo e una realtà che, a suo giudizio, continua a relegare l’Isola nelle posizioni più basse degli indicatori sulla qualità della vita. Naturalmente, un avanzo non coincide automaticamente con denaro libero da spendere. Occorre distinguere tra risorse vincolate, somme già impegnate, fondi destinati a specifici interventi e investimenti ancora da realizzare. Ma proprio questa complessità rischia di diventare il cuore della prossima battaglia elettorale: da una parte il governo che rivendica il risanamento, dall’altra l’opposizione che chiede di misurarlo sulle opere concluse e sui servizi funzionanti. La sfida sarà brutale e semplice da comunicare: Schifani parlerà di conti, De Luca di risultati visibili e la ricandidatura di Schifani non è ancora una formalità.
La polemica arriva in un momento tutt’altro che casuale. Pochi giorni prima, sempre dall’EtnaForum, il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva espresso un giudizio positivo su Schifani, osservando che, nella normalità politica, un presidente considerato valido e intenzionato a ricandidarsi dovrebbe essere confermato. Ma La Russa ha anche ricordato che la decisione spetta ai partiti della coalizione. Ed è proprio qui che si apre la crepa. Fratelli d’Italia, attraverso il commissario regionale Luca Sbardella, ha fatto sapere di avere diverse personalità potenzialmente candidabili alla presidenza della Regione. Una frase politicamente pesante, perché certifica che il nome di Schifani non è ancora un punto fermo per l’intero centrodestra.
La coalizione può rivendicare i risultati del governo, ma non ha ancora sciolto il nodo più delicato: continuità o cambio di candidato? Il tema è destinato a esplodere nei prossimi mesi. Poi, c’è Cateno De Luca che è il vero elemento di rottura emerso da Ragalna.
De Luca non vuole limitarsi a fare opposizione a Schifani. Vuole diventare il fattore capace di far saltare gli equilibri esistenti. Da settimane attacca indistintamente centrodestra e centrosinistra, sostenendo che entrambi finiscano per dipendere dalle decisioni prese a Roma. È una strategia precisa: colpire il governatore, delegittimare i partiti tradizionali e presentarsi come l’unico protagonista realmente autonomo della partita siciliana. Una posizione che gli consente di tenere aperte più porte senza dichiararsi prigioniero di nessuna alleanza. Non è un caso che il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno abbia indicato proprio De Luca come uno dei soggetti con i quali, almeno teoricamente, potrebbe essere immaginato un allargamento del centrodestra, riconoscendogli un peso elettorale significativo soprattutto nel Messinese. Qui sta il paradosso: mentre De Luca lancia uno degli attacchi più duri contro Schifani, una parte del centrodestra continua a considerarlo un interlocutore possibile. Ma De Luca non sembra intenzionato a farsi arruolare. Il suo obiettivo appare più ambizioso: costringere tutti gli altri a reagire alla sua agenda, ai suoi tempi e al suo linguaggio.
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