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Omicidio Legname, le parole del collaboratore di giustizia: ora papà chiede il riconoscimento di vittima di mafia

6 Set 2026 - Uncategorized

«Per 28 anni abbiamo atteso questa notizia tra preghiere e fede: adesso Dio ci ha donato questa grazia». È con profonda emozione che Salvino Legname ha accolto le rivelazioni che restituiscono la completa dignità alla memoria di suo figlio Angelo, ucciso a soli 18 anni il 20 aprile 1998. Una lunghissima battaglia per la verità condotta da un padre che non ha mai smesso di lottare per fare piena luce sull’innocenza del ragazzo.

A svoltare le indagini sono state le dichiarazioni rese alla DDA di Caltanissetta dal collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, stiddaro e figlio del boss Aurelio Cavallo. Il pentito ha ricostruito i dettagli del delitto, ammettendo di aver fornito il fucile all’esecutore materiale Giuseppe Maniscalco, già condannato. Cavallo ha chiarito un punto fondamentale: l’omicidio scaturì da una vendetta personale di Maniscalco, e il giovane Angelo — pur frequentando alcune persone del quartiere e abitando nello stesso stabile del carnefice — era un ragazzo del tutto estraneo alle logiche e alle affiliazioni dei clan mafiosi. Forte di queste confessioni ufficiali, Salvino Legname ha annunciato che proseguirà la sua battaglia fino all’ottenimento del riconoscimento formale dello Stato per il figlio come vittima della mafia.